Avere un orto di grandi dimensioni può rappresentare il sogno di molte persone, soprattutto per coloro che hanno il così detto pollice verde. Tuttavia, prendersi cura della terra richiede della manodopera, in quanto il terreno necessita di varie lavorazioni e, fattore non da sottovalutare, del tempo per poterle effettuare nella maniera corretta.

Interventi in un orto di grandi dimensioni

Quali sono gli interventi necessari affinché si possano avere dei buoni raccolti? Sono davvero molti. Tra i tanti troviamo:

  • l’eventuale messa a dimora delle piante da frutto,
  • il rivoltare la terra per prepararla alla stagione successiva
  • la pulizia dalle sterpaglie a causa del fine stagione.

Estirpazione dell’erbe infestanti

A fine stagione bisogna estirpare le erbe infestanti così da prepararsi all’arrivo di quella nuova.

Perché vanno eliminate? Questi veri e propri nemici dell’orto non svolgono solamente una funzione antiestetica, ma, anzi, rappresentano un vero e proprio dramma per le altre piante. Esse, infatti, sottraggono acqua e/o nutrimento agli altri ortaggi, danneggiandoli o, in certi casi, uccidendoli. Il loro numero aumenta di molto durante il periodo estivo, quindi il consiglio è quello di rimuoverle mano a mano. Tuttavia, nel malaugurato caso che dovessero sfuggirvi ed estendersi, si potrebbe ricorrere all’utilizzo di mini-escavatori equipaggiati con apposite pinze o benne bivalve cosa che renderebbe l’operazione molto più semplice.

Rivoltare la terra

Un’altra possibile operazione da compiere consiste nel rivoltare la terra. Questo lavoro facilita la futura lavorazione del suolo, un aspetto molto importante che permetterà di ottenere un buon orto biologico. Lo scopo di quest’operazione è quello di rendere il terreno più soffice e drenante, così da evitare fastidiosi ristagni idrici, molto temuti e odiati. Tuttavia, bisogna tener conto che vangare il terreno comporta anche delle controindicazioni, in quanto può alterare gli equilibri del terreno.

Messa a dimora degli alberi da frutto

Delicatissima è senza dubbio la messa a dimora di eventuali alberi da frutto. Essa consiste nel piantare gli alberi da frutto nel terreno nella loro posizione definitiva. Ovviamente, ognuno di loro (ciliegio, prugno, pesco, albicocco che sia), richiederà una messa a dimora differente da quella degli altri. Tuttavia, la procedura di base è la stessa in ogni caso. In sintesi:

  • scavare una buca di circa 70 centimetri, cosicché le radici possano attecchire più facilmente. Infine, versare del concime e aggiungerci 15/20 centimetri di terreno fine;
  • sistemare il tutore e potare leggermente le radici dell’albero, per poi immergerle in un denso strato di fango;
  • potare i rami eccessivamente lunghi.

Rotazione delle colture

La rotazione delle colture è una tecnica di coltivazione antichissima, che risale a parecchi anni fa; i primi casi risalgono addirittura alla fine dell’ottavo secolo d.C.
Consiste, come suggerisce il nome, nell’alternare periodicamente, nella stessa area di campo, la coltivazione di una determinata pianta con un’altra.
La durata della rotazione delle colture può variare dai due anni, fino ai quattro. Quest’ultima è la più utilizzata.
Quali sono i vantaggi di questa tecnica? Utilizzando la rotazione delle colture s’intende mantenere e/o migliorare la fertilità del terreno, garantendosi una miglior produzione d’ortaggi e, di conseguenza, un maggior guadagno.
La sostituzione della piante non viene lasciata al caso, ma anzi, le piante verranno sostituite da quelle che avranno caratteristiche ben differenti dalle stesse, così da poter mantenere inalterata la qualità del terreno durante l’intero processo.

Una soluzione per meccanizzare le operazioni

Effettuare la vangatura, la semina e altre operazioni, può essere molto faticoso e, di conseguenza, può stremare il nostro fisico. Ciò, a lungo andare, potrebbe causare spiacevoli conseguenze a varie parti del nostro corpo. Fortunatamente, esistono dei macchinari che semplificano di molto questi lavori, tra cui le benne mordenti bivalve. Esse sono dell’attrezzature costituite da due valvole a movimento sincronizzato, azionate da un cilindro. Il corpo delle benne mordenti è realizzato in acciaio S355, mentre le boccole in acciaio cementato. Inoltre, le parti meccaniche che potrebbero maggiormente consumarsi con il passare del tempo, sono rivestite da materiale anti usura.

Tipologie di benne bivalve

Le benne bivalve si dividono in due grandi gruppi: leggere e pesanti. Le prime sono caratterizzate dalla presenza di un solo cilindro, ideali per movimentare materiali differenti tra loro. Mentre le seconde, invece, vengono utilizzate per i lavori più intensi e grossi.