Sovranità alimentare i rischi per l’export

Sovranità alimentare i rischi per l’export

La sovranità alimentare è uno dei principi di cui ultimamente si sente molto parlare, ma che non tutti conoscono veramente il significato.

Per sovranità alimentare, infatti, si intende la capacità ed il diritto di ogni popolo di poter definire progetti, ed attività atti alla produzione di alimenti sicuri, sani, eco sostenibili, e secondo la propria cultura.

Nulla a che vedere quindi con politiche assurde volte a considerare la produzione di alimenti nel nostro paese per la sussistenza alimentare interna, visto, che la gran parte delle nostre filiere nazionali vive e prospera grazie all’export.

Nel proseguo dell’articolo rinfrescheremo quelli che sono i requisiti che deve rispettare un’organizzazione che punti a primeggiare nei mercati internazionali. Partendo da quelli obbligatori, per poi sfociare a quelli volontari per la certificazione alimentare.

Sicurezza alimentare: i requisiti obbligatori per le aziende

Ogni organizzazione che produca, trasformi, trasporti, commercializzi e somministri alimenti è soggetta al rispetto dei requisiti in merito alla sicurezza alimentare.

Vediamo di seguito i requisiti maggiori in ambito alimentare:

  • Registrazione alle autorità competenti. Ogni azienda in ambito alimentare e di materiale a contatto con gli alimenti, deve essere notificata, secondo specifiche alle autorità competenti;
  • Pacchetto igiene. Contiene le basi della sicurezza alimentare definite dal reg CE 178/2002, che definisce il sistema di allerta, EFSA, le basi della sicurezza e tracciabilità alimentare. I Reg CE 852/2004 e Reg CE 853 che definiscono i requisiti per la sicurezza degli alimenti, e degli alimenti di origine animale. Aggiornato dal Reg CE 382/2021 che introduce il requisito sulla cultura per la sicurezza alimentare;
  • Formazione alimentaristi. I requisiti da rispettare in merito alla formazione degli alimentaristi, che sono demandati a livello regionale;
  • Limiti contaminazione negli alimenti. Definiti con i regolamenti comunitari quadro: Reg CE 2073/2005 sui limiti di contaminazione microbiologica degli alimenti. Reg CE 1882/ 2006 sui limiti di contaminazione chimica degli alimenti;
  • Materiali a contatto con gli alimenti. Definiti con i regolamenti comunitari cardine: Reg CE 1935/2004 inerente alla definizione dei materiali a contatto con gli alimenti, MOCA. Reg CE 10/2011 requisiti specifici sui MOCA di natura plastica;
  • Requisiti quadro definiti dal Reg CE 1169/2011 sulle informazioni sugli alimenti da fornire ai consumatori.

Ovviamente il presente elenco vuole essere un esempio dei requisiti che deve osservare un OSA, Operatore del Settore Alimentare, nello svolgimento delle sue attività, atte ad immettere sul mercato alimenti salubri e non pericolosi per la salute.

Sovranità alimentare: la certificazione alimentare

Strumenti fondamentali a sostegno degli imprenditori e delle loro aziende sono le certificazioni alimentari. La certificazione alimentare definisce il rispetto di stringenti requisiti, che vanno al di là di quelli che abbiamo appena visto sopra.

Esistono tre tipologie di certificazione:

  • Sistemi di gestione. Redatti e rilasciati dai tavoli tecnici della ISO, International Organization for Standardization, comprendono, in ambito alimentare, la certificazione ISO 9001, sistema di gestione per la qualità, la ISO 22000, sistema di gestione per la sicurezza alimentare, ISO 22005, sistema di gestione per la tracciabilità di filiera;
  • Standard di certificazione privata. Nati dall’impegno della grande distribuzione, o dei grandi produttori, per le istituzioni di programmi di requisiti armonizzati, necessari per la qualifica a livello globale, e comprendono gli standard BRCGSIFSFSSC 22000, e Global Gap;
  • Certificazione del prodotto alimentare. Regolamenti, norme, e standard che nascono per definire precise specificità di un alimento, in esempio sono la certificazione biologicagluten free, i marchi collettivi.

Grazie all’adozione dei requisiti soprattutto degli standard privati, riconosciti a livello internazionale dal GFSI, Global Food Safety Initiative, iniziativa globale nata per armonizzare norme e regole a tutela dei consumatori, della loro salute, e dei mercati, non solo si può riuscire a ricercare un’efficienza aziendale, ma anche a tutela il made in Italy.

Standard di certificazione alimentare: tutela del made in Italy

L’adozione degli standard di certificazione alimentare, risulta essere il requisito più richiesto sia dai grandi attori commerciali globali, sia dalle catene della grande distribuzione organizzata.

Vediamone i punti comuni e le differenze sostanziali:

  • Gli standard BRCGSIFSGlobal Gap e FSSC 22000, sono tutti riconosciuti da GFSI;
  • Adottano i principi del miglioramento continuo secondo il ciclo PDCA;
  • Richiedono la definizione dei prerequisiti per la sicurezza alimentare e dei principi del Codex Alimentarius;
  • Richiedono la valutazione dei rischi secondo il sistema HACCP, Hazard analysis and critical control points, ed in alcuni casi HARPC, Hazard Analysis and Risk-Based Preventive Controls, Hazard Analysis and Risk-Based Preventive Controls, ed HARA, Hazard Assessment Risk Analysis;
  • I pericoli che devono essere valutati sono biologico, chimico, fisico, allergenico, radio conducibile;
  • Richiedono effettuazione delle attività di valutazione e mitigazione della food fraud, frodi alimentari;
  • Richiedono di adottare attività di valutazione e gestione della food defense, difesa alimentare contro contaminazioni volontarie;
  • Richiedono una maniacale precisione procedurale, competenze e cultura per la sicurezza alimentare da parte di tutti gli operatori;
  • Queste attestazioni si riferiscono ai produttori e trasformatori alimentari, di MOCA, ed alle realtà di logistica, agenzia e market, con specifici requisiti.

Le certificazioni alimentari, vengono rilasciate da un organismo terzo, a seguito di un audit di verifica periodico.

Lo standard più richiesto è quello della certificazione BRCGS. Nato dall’impegno della grande distribuzione di natura anglosassone allo scopo di definire dei processi omogenei di qualifica dei fornitori. Allo scopo, ti segnaliamo una utile risorsa che può aiutarti a comprenderne requisiti ed iter di raggiungimento, che puoi visionare cliccando sul link di seguito: www.sistemieconsulenze.it/certificazione-brc/

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